Storia e note di regia

La giovane Assunta, in procinto di sposarsi con l’artista americano Peter, ha una concezione del matrimonio piuttosto particolare: ai mesi e mesi di preparativi, alle estenuanti prove, all’estrema cura nei dettagli e alle tanto rinomate crisi isteriche  femminili, preferisce un approccio zen, senza stress, “easy”. Per lei, insomma, il matrimonio dev’essere pratico, moderno e senza troppi fronzoli.
La ragazza, però, non ha fatto i conti con una variegata galleria di personaggi, parenti e amici, che non perderanno occasione per dire la loro sul “suo” giorno più bello: da zia Emerenziana che sostiene che “Lu matrimonie ni è pi li spuse, ma pi l’itre” a suo padre       Attilio, molto restìo nel finanziare le sue moderne idee. A questi si aggiungeranno i  malumori della sorella maggiore Crocifissa, la pluriennale esperienza della zia-contessa Eleonora, le incursioni indagatorie della commara Cettina e soprattutto…le bizzarre trovate dell’eccentrico Wedding Planner. Per Assunta, insomma, il percorso verso l’altare si preannuncia più arduo del previsto…

Dalla sinossi de “Lo Sposalizio Perfetto” emerge chiaramente che si tratta di un divertente ritratto di famiglia tipicamente nostrano. Un quadro dal ritmo serrato e incalzante fin dalle prime battute, dal vernacolo schietto e diretto, e, soprattutto, di stretta attualità. Scena dopo scena infatti, si capirà che l’organizzazione del matrimonio è solo un pretesto per sviscerare pregi e difetti della nostra società; una sorta di cartina al tornasole per testare l’apertura mentale dei suoi membri, i quali, pur dichiarandosi    emancipati e moderni, alla fine della fiera si dimostreranno più che mai tradizionalisti, con tutte le conseguenze, i fraintendimenti e gli eccessi che ne deriveranno.

Per la realizzazione de “Lo Sposalizio Perfetto” il cast ha seguito alcune semplici, ma basilari, regole, così da far arrivare al pubblico in modo chiaro e leggibile ciò che si è voleva rappresentare. Si è insistito soprattutto su alcuni punti fondamentali che riguardano sia la tecnica di recitazione di base sia quella relativa all’interpretazione, due cose entrambe importanti quando si mette in scena un lavoro, in modo particolare quando ha a che fare con attori non professionisti.
Abbiamo scelto delle caratterizzazioni nette, precise, costruite in vario modo: attraverso il modo di parlare (difetti di pronuncia, dialetto, assonanze con una lingua straniera,..), il modo di muoversi (movimenti dinoccolati, tic nervosi,..), il modo di presentarsi (un abito particolare, elementi d’arredo di cui si fa un uso diverso da quello abituale,...).